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Chi siamo

La tradizione dei cammei inizia con gli antichi greci, all’epoca erano realizzati con l’agata. A Torre del Greco, famosa nel mondo per la lavorazione di coralli e cammei, è arrivata due secoli fa da Napoli. Basta infatti, passeggiare per i vicoli della città e scoprire facilmente i numerosi artigiani del paese. In una delle tante case, ai piedi del Vesuvio, si erge l’impresa familiare di Antonio Pernice che, già all’età di due anni con la sua prima parola -quadro- ha dato un chiaro segno della sua propensione per l’arte ereditata da suo padre, Aniello Pernice, fondatore della ditta e con il quale tutt’oggi condivide lavoro e passioni.

“Mio padre -racconta Antonio- inizió quando aveva otto anni ed io come lui molto presto. Ricordo e conservo ancora numerosi disegni che amavo fare quando, ancora troppo piccolo per il mestiere, realizzavo accanto a lui. Oggi il lavoro é meno duro di un tempo, prima non c’era nessun micromotore. Tutto era fatto solo a mano e ci volevano quattro o cinque persone per realizzare un cammeo. Oggi è sempre tutto artigianale ma, grazie ai micromotori è più semplice togliere alcuni strati della conchiglia. Si utilizzano due tipi di conchiglie: una chiamata la “corniola” per il suo color arancio scuro e l’altra detta “sardonica” per la sua colorazione marrone. Vengono importate dall’Africa e dai Caraibi”. 

Il cammeo si basa sulla realizzazione di bassorilievi sfruttando due strati di colori diversi che le conchiglie posseggono. Incidendole, si ottiene un disegno in rilievo sfruttando i loro colori naturali. Fino agli anni settanta, i ritratti incisi erano prevalentemente classici poi, con l’esportazione in Giappone, le figure sono diventate meno statiche e più reali. 

“Oggi -prosegue Antonio- il gusto ha avuto un’ulteriore evoluzione oltre a pezzi in stile “art noveau” creiamo perfino opere fantasy”.

Nel dopo guerra, si entrava in bottega a partire dai sette/otto anni. Era un lavoro faticoso e non pagato ma, in cambio però si imparava l’arte.

“Noi bambini- racconta Aniello Pernice- pulivamo i cammei con il vetriolo e dopo qualche settimana ciò che restava dei nostri abiti era solo l’insieme di tanti buchi perché la sostanza acida colava. Io ero poco più di un bambino quando con lime e bulinino ho inciso il mio primo pezzo. Custodisco con amore e tenerezza i ricordi costruiti in quel laboratorio. Appartenga a mio nonno, ed lì che ho coltivato la mia passione facendone poi un lavoro insieme con alcuni miei zii che nutrivano la mia stessa passione e si sa, quando fai le cose con amore, dedizione e impegno impari in fretta e così, all’eta di 15 anni, già lavoravo per l’America a conto mio”.

Gli artigiani in Italia da sempre sono i custodi di una tradizione che si tramanda da padre in figlio, tradizione intrisa di sacrifici, errori, e unicità. Quando si acquista un prodotto artigianale si acquista una fetta seppur piccola, di storia e tradizione, simbolo di un sistema di relazioni in un continuo scambio di esperienze culturali, sociali ed economiche.

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